09
Apr

L’Europa che (non) c’è

Cosi si inscena l’umiliazione: non abbiamo dimenticato l’arrivo dell’aereo merci cinese atterrato a Roma il 12 Marzo scorso davanti alla marea di telecamere presenti. A bordo ben 30 tonnellate di aiuti per l’Italia colpita dal disastro Coronavirus. Le immagini dei benefattori cinesi che salutavano agitando felici le mani trasmesse su tutti i canali TV trasmettevano, per molti,  anche un forte messaggio: vedi, noi ti aiutiamo mentre invece i tuoi partner europei – vicini- distanti – del tutto indifferenti.

Con inconfutabile fiuto per le debolezze dell’avversario, capacità che così frequentemente i regimi autoritari hanno, la Cina  a prescindere dal messaggio sottinteso, realizza un Coup propagandistico magistrale. Proprio quello Stato cioè i cui leader, ricordiamolo, con le loro informazioni al ribasso o tenute nascoste inizialmente, avevano di sicuro favorito il propagarsi della pandemia Covid-19.

Anche gli aiuti dalla Russia e da Cuba sono stati festeggiati, osannati quando invece la Francia e la Germania alle richieste d’aiuto italiane risposero con divieti di esportazione per mezzi protettivi e respiratori.

Mentre ai cittadini si chiedeva di non accaparrare generi alimentari e carta igienica, i governi agivano egoisticamente e per di più in modo sciocco.  Chi può credere seriamente che combattere una pandemia a livello nazionale possa avere più successo che livello europeo?

Non è certo la prima volta che l’Unione europea si è dovuta confrontare con situazioni, momenti di crisi, ma questa originata dal Coronavirus rappresenta per la prima volta una sfida esistenziale per la comunità europea stessa. La Corona-crisi ha mostrato impietosamente quanto debole sia il collante che tiene insieme gli Stati e quanto poco spontanea e ovvia sia  la cooperazione in una emergenza che, come in questa originata dal Covid-19, è così democratica da non guardare in faccia nessuna bandiera, colore o ceto sociale.

Intanto, almeno a Berlino si è capito quanto distruttivo sia l’egoismo nazionale per un’idea europea. Si è aperti al dialogo, aiuti e mezzi sanitari, respiratori inviati all’Italia e alcuni pazienti gravi di Covid-19 vengono curati in reparti di terapia intensiva in ospedali tedeschi. Una reazione ovvia, naturalmente, e può essere solo un buon inizio quando si tratta di correggere le spropositate reazioni delle ultime settimane. Una reazione che non si deve fermare ma che dovrà essere virale, quella sì, tra gli Stati membri.

In queste settimane di crisi è stato fatto molto in Italia ed in Europa, ma se vogliamo uscire dall’angolo in cui ci troviamo, occorre integrare e consolidare quanto fatto finora. Servono sicuramente ulteriori interventi ed è assolutamente necessario renderne più efficaci alcuni di quelli già in corso.

Bisogna rimettere in moto il Paese in pochi mesi e questo è un obiettivo, un traguardo raggiungibile solo se si agisce con determinazione e con un massiccio intervento di mezzi – che ancora però non si vede – distinguendo chiaramente tra interventi-ponte per la sopravvivenza e interventi strutturali per dare nuova linfa alle condizioni di crescita.

Trascurando per un momento quello che può essere la fase di ripresa economica, che si spera arrivi nella maniera più immediata possibile, quella che dovremo affrontare sarà sicuramente una rinascita culturale e di valori. Valori che non possono essere ciechi a quanto questa pandemia ha evidenziato in ogni Nazione coinvolta: produzioni interne dei beni primari fallimentari, sistemi socio-sanitari insufficienti, profittatori dell’ultimo minuto a caccia di consenso e di voti a discapito del loro stesso bacino elettorale e del popolo, emergenze mondiali usate come pretesto per accentrare il potere, diversità abissali di pensiero tra Stati che mal si abbinano con quello che è invece il pensiero popolare che vede l’Europa come dovrebbe essere realmente: una unione di culture differenti basate sui valori comuni, capaci di darsi man forte anche e soprattutto  in casi di crisi.

Perché è dai valori e dall’unione di intenti che nasce la ricchezza di un popolo, che essa sia economica che culturale. L’Europa per come la conosciamo oggi è in continuo cambiamento e quando tutto sarà più serio, dovremmo avere il coraggio di portare a termine quanto iniziato e migliorare, nell’interesse di tutti noi.

Pietro Casula

Movimento per la Sardegna – Sardi nel mondo

 

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