03
Jul

Il Popolo (non è più) Sovrano

Articolo a cura di Pietro Casula
Presidente del Movimento per la Sardegna “Sardi Nel Mondo”

 

Il Popolo Spodestato.

La situazione è ancora peggio di quanto anche i più duri e apri critici comunemente riconoscono. Il declino della democrazia, la strisciante, progressiva erosione della Costituzione, pratica deprimente, avvilente domina da tempo sui partiti, e in modo più devastante, anche sul Parlamento. Per i privilegiati funzionari e Deputati e Senatori la situazione non è migliore di quella del popolo.

La palude è diventato il luogo della loro resistenza politica. Invece di riflettere sulle scelte, le richieste dl popolo, invece di ragionare su come sta cambiando il mondo, invece di pensare a costruire con pazienza e buon senso una proposta politica e di leadership, tutto diventa un gioco.

Conta il tweet, la slide, la battuta, la mazzata all’avversario, e se del proprio schieramento ancora meglio. Odio, rivalità, minacce al governo. Renzi con il suo stile di governo ha innescato questo processo e lo ha cavalcato fino all’estremo: Si governa a vista.

Il processo decisionale dal basso verso l’alto necrotizzato, praticamente morto. Anche decisioni epocali vengono prese da un ristrettissimo cerchio non sempre conforme alla Costituzione, consultazione tra Partiti e Parlamento – sempre che avvenga – è puramente un atto formale. E che il dialogo con la gente, il popolo, creare trasparenza su azioni e progetti e motivi da spiegare pazientemente sia una procedura di cui se ne può fare a meno è, ormai, condizione ampiamente condivisa.

 

Stiamo vivendo una crisi fondamentale della democrazia rappresentativa.

Grazie a Dio non c’è (ancora) qualcuno che ne approfitta. Una volta si discuteva di rintuzzare l’apparente onnipotenza dei partiti facendo riferimento all’Art.49 della Costituzione:

„Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale“.

Oggi il rispetto di questo articolo sarebbe già un progressismo democratico. Un governo contrario alle regole costituzionali e antidemocratico contrassegna la routine politica quotidiana.
Della nuova legge elettorale si sono perse le tracce, e la ragione per cui il Parlamento non possa lavorare alla riforma resta un vero mistero. Eppure basterebbe tenere conto delle indicazioni della Corte costituzionale per ragionare seriamente su una legge che garantisca oltre la rappresentanza anche la governabilità del Paese, introducendo un ragionevole premio di maggioranza in modo di sapere il giorno dopo il voto quale partito o coalizione avrà il compito di governare.

Un percorso razionale e responsabile richiede anche un impegno serio sul fronte dell’economia, per non soffocare quel pò di ripresa in corso, e per rassicurare i mercati sulla tenuta dei nostri conti pubblici. Quale messaggio hanno ricevuto gli italiani da Matteo Renzi? Da quel Renzi, cioè, che nel 2013 si era presentato sulla scena nazionale conuna immagine e pensieri in gran parte nuovi, sconvolgendola con la sua visione di rottamare il passato, il vecchio, dimenticare caminetti e inciuci e guardare solo al futuro? Quel Renzi che aveva deciso di arrivare al culmine della gloria, puntando tutto sulla rilevanza della sua riforma costituzionale?

Sostanzialmente una cosa sola e cioè che Matteo Renzi, in realtà, non voleva rinunciare assolutamente al potere perduto e che intendeva ritornare al più presto a governare. Ribadendo il suo pieno dominio sul PD, sulla RAI, su tutto, pressando su elezioni anticipate prima, dichiarando poi disponibilità a leggi elettorali molto diverse, e mani libere per qualsiasi alleanza.In fin fine il giovane, il nuovo leader che si era presentato pere fare certe cose, una sola politica – la sua – da quel fatidico 4 dicembre non si è più capito che cosa intendesse fare, che programmi avesse in mente se non ritornare al potere. E infatti da quel 4 dicembre Renzi non è stato più capace di dire nulla di nuovo al Paese. Neanche durante la campagna per le primarie democratiche è riuscito a ritrovare qualcosa di quello slancio, di quell’impulso, di quella antica capacità di convincere. La kermesse del Lingotto come pura il suo „vaffa-day“ celebrato tra gli applausi del suo popolo raduno a Milano nei giorni scorsi per anticipare la rottura con la vecchia sinistra, non è stata altro che la ripetizione degli stessi riti, le stesse battute, le stesse formule.

Mancano le Idee

Nuove idee, nuove proposte capaci di originare sorpresa, interesse di far intravedere il segnale di un nuovo inizio non se ne sono viste. Si riaccende, invece, la rissa generale. all’interno del suo partito, le vecchie glorie della sinistra inseguono sogni di coalizioni miracolose, al centro sognano di un forti grandi centri e alla destra rientri clamorosi. Il popolo si rinchiude con il suo sentimento, in un crescente, ansioso turbamento senza speranza che colpisce le diverse opinioni. È un turbamento disperato di chi non riesce a vedere in nessuna formazione politica la consapevolezza della gravità del declino italiano, neanche alcuna proposta un pochino credibile per farvi fronte e soprattutto non si riesce a vedere alcuna serietà di proposte di leadership all’altezza del compito che i tempi, invece, impongono. È una disperazione che va oltre la tradizionale, storica divisione tra Destra e Sinistra, e che lascia spazio solo all’interrogativo comune: Da che parte rivolgersi con un minimo di fiducia? In chi porre le nostre speranze?

Trovare una risposta ,al momento, non è facile, se non impossibile. E il risultato è che il numero dei non votanti è in crescere progressivo.

Questo è il fallimento della democrazia rappresentativa e della politica in Italia. Il ripristino della democrazia, la sua ricostruzione dalla base verso l’alto deve essere la priorità nell’agenda politica. Il richiamo a questi valori non deve essere una guerra di colori. La posizione dei partiti deve essere la casa del pensiero del popolo sovrano. Riprendiamoci la democrazia

Pietro Casula

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