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CASULA (SARDI NEL MONDO): PERCHE NON DIRE BASTA A QUESTA LAGNA SULLA CRISI?

Comunicato stampa fornito all’AISE – Link AISE: CLICCA QUI.


Martedì 13 Marzo 2012 10:51

ROMA\ aise\ – Da Pietro Casula, Presidente del “Movimento per la Sardegna – Sardi nel mondo” da tempo residente a Neuss, riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione sull’opinione pubblica e la crisi e su come, in particolare, i discorsi sull’economica smorzino già difficili entusiasmi su eventuali proposte e progetti futuri.

“Scusate questo mio sfogo, ma non ne posso più di questo clima desolante e avvilente. Sempre e solo a parlare di tagli – che se poi si fanno sono sempre a carico dei meno abbienti – di sprechi, soldi e tasse. Da quando la politica si è arresa, e issando bandiera bianca, è uscita dal Parlamento a mani alzate lasciando ai tecnici, non si parla più d’altro, non si presta attenzione a nient’altro. Aus, finito, vorbei ogni altro discorso politico, morale, culturale e se volete anche sentimentale. Ovunque tu guardi, sia in pubblico che in privato, mai una riflessione, questione di idee, simboli, valori. Sempre il solito tira e molla su banche, borsa, quanto guadagna, quanto prende e quanto prendo, bisogna stringere la cinghia, anche i meno abbienti devono fare sacrifici e gli altri, però, quando?

Come se il mondo, la vita fossero diventati un elemento, un settore di economia e commercio.

E in questo coro ci si ri-mette il Presidente Napolitano che l’altro giorno, urbis et orbis, diceva che bisogna fare più figli perché gioverebbe all’economia italiana! Beh, insomma, ora basta con l’economia: i figli, semmai, si fanno per desiderio di continuità, per amore o, se vuoi, per trasmettere eredità ma fare figli per consentire l’azzeramento dello spread, per fare risalire l’economia – e il debito sulle spalle delle prossime generazioni – embeh con tutto rispetto Presidente, ma questo impulso mi pare avvilente, rivoltante.

E se invece di continuare su questo lagnoso tam tam sulla crisi provassimo a pensare un attimo in positivo? Partendo proprio dai giovani che vanno in piazza, che si indignano e premono sempre con più forza sul tasto “il lavoro è un diritto garantito dalla nostra Costituzione”.

E se cominciassimo a pensare che il lavoro è un dovere che si conquista e che ci permette di vivere? Per esempio l’agricoltura, proprio per i giovani potrebbe essere una possibilità di prima attività ed anche la loro fonte di sostentamento. Agevolare, per esempio, la costituzione di cooperative – con paralleli corsi di formazione pratica – da affidare in seguito ai giovani. Training on the job: sarebbe una possibilità per combattere l’alto grado di disoccupazione. Con una certa invidia si guarda sempre alla Germania come modello, dimenticando, però, che dietro al successo, crescita e sviluppo tedesco c’è un motore che si chiama Mitbestimmung, ossia co-gestione. E allora perché non sperimentare nelle aziende italiane la partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione delle aziende? Penso che sarebbe un ottimo impulso alla co-responsabilizzazione e un formidabile stimolo all’efficienza e coesione. E ancora e sempre in riferimento alla disoccupazione che grava: accertato che gli anziani diventano sempre più numerosi e che tante famiglie cercano assistenti/badanti per gli anziani o disabili, perché non istituire un registro, con relativa cabina di regia, dove attingere con reciproca garanzia?

Abbiamo il tasso di occupazione più basso d’Europa e siamo tutti preoccupati per i nostri figli senza lavoro e questo è un problema, ma dire che mancano prospettive di lavoro significa non percepire la realtà. Proviamo un po’ a pensare in grande e aiutare dal vivo. Monti ha perfettamente ragione quando dice che il posto fisso è morto. La politica economica del nostro Paese non di certo,ma è, purtroppo, ancora quella di cinquanta’anni fa”. (aise)

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